La major energetica britannica BP ha venduto una quota del 5% nella norvegese Aker BP, realizzando proventi lordi di circa 1,06 miliardi di dollari (9,83 miliardi di corone norvegesi). L’operazione, annunciata il 5 novembre 2026, riduce la partecipazione di BP dal 15,9% a circa il 10,9%. La società britannica continuerà a detenere 68,7 milioni di azioni e si è impegnata a un periodo di lock-up di 90 giorni sulle quote residue, salvo eccezioni di prassi.
Il prezzo di vendita è stato fissato a 311 corone norvegesi per azione, con uno sconto rispetto alle quotazioni di mercato del giorno precedente. Barclays ha agito come sole global coordinator e bookrunner, mentre DNB Carnegie ha svolto il ruolo di co-bookrunner. I proventi serviranno a rafforzare il bilancio di BP, priorità centrale della strategia dell’amministratrice delegata Meg O’Neill. Grazie a questa cessione, la società ha alzato le stime dei proventi da dismissioni e altre operazioni per l’intero 2026 a circa 9 miliardi di dollari, un miliardo in più rispetto alle precedenti guidance.
«Dalla sua creazione un decennio fa, Aker BP ha realizzato una strategia di crescita di successo che ha generato un significativo valore. Negli ultimi mesi ha ulteriormente aumentato il proprio valore grazie alla combinazione di una solida performance operativa e di un contesto macroeconomico favorevole. Crediamo che ora sia il momento giusto per realizzare parte di questo valore e rafforzare ulteriormente il bilancio di BP, nostra priorità assoluta mentre costruiamo una BP più semplice, più forte e di maggior valore», ha dichiarato O’Neill. Aker BP è nata nel 2016 dalla fusione delle attività norvegesi di BP con Det norske oljeselskap, controllata dal miliardario Kjell Inge Røkke. Da allora è cresciuta fino a diventare uno dei principali produttori indipendenti europei, con asset sulla piattaforma continentale norvegese che includono i giacimenti Valhall, Alvheim e Skarv, oltre a una partecipazione nello sviluppo di Johan Sverdrup.
La vendita arriva in un momento di prezzi elevati di petrolio e gas, spinti anche dalle tensioni in Medio Oriente, che hanno favorito le performance di Aker BP grazie alla sua esposizione al mercato europeo. BP mantiene così una presenza significativa nel settore upstream norvegese senza uscire completamente, liberando al contempo capitale per semplificare il portafoglio e ridurre il debito. Sotto la guida di O’Neill, arrivata al vertice nel corso del 2026, BP ha già messo in vendita asset nel Mare del Nord britannico e il business del biogas negli Stati Uniti. Il debito netto è stato dimezzato nell’ultimo anno a 13,9 miliardi di dollari e dovrebbe scendere ulteriormente dopo la cessione di Castrol. A dicembre è attesa la presentazione della nuova strategia di lungo termine. L’operazione conferma la linea di BP: monetizzare partecipazioni mature e valorizzate per consolidare la solidità finanziaria in un contesto energetico ancora volatile.