Giacimenti italiani di uranio, Zenith riapre il dossier: “Il contesto è favorevole”

Il cofondatore Andrea Cattaneo: "Per il ritorno al nucleare mancano solamente i decreti attuativi"

Andrea Cattaneo

Ultimo aggiornamento 1 novembre 2026 - 18:02

Alcuni giacimenti di uranio individuati in Italia tra la fine degli anni Cinquanta e il 1975, un’esplorazione interrotta dal referendum sul nucleare del 1987 e, adesso, un ex segretario di Stato americano chiamato a guidare la società che vuole riaprire il dossier. È Zenith Energy a rilanciare oggi il dossier sull’uranio italiano attraverso Reveille Resources, società nata dallo scorporo delle attività uranifere del gruppo, legate – per ora (il piano prevede investimenti anche all’estero) – ai giacimenti di Novazza, nel Bergamasco, e di Val Vedello, nel Sondrese. Reveille è destinata ad avere come presidente non esecutivo Mike Pompeo, già direttore della Cia e segretario di Stato nella prima amministrazione Trump.

La società è stata ammessa il 7 luglio scorso all’Aquis Growth Market di Londra, con una capitalizzazione iniziale di circa 4 milioni e cresciuta oggi a 15 milioni di sterline. Zenith, con il 25,26%, è il primo azionista; segue con circa il 15% Ajax Resources, guidata da Ippolito Ingo Cattaneo, amministratore esecutivo di Reveille. Zenith è invece un gruppo a capitale diffuso quotato a Londra, a Oslo e sullo Spotlight svedese, con il cofondatore Andrea Cattaneo, genovese, nel ruolo di amministratore delegato e presidente.

I numeri vanno letti con cautela. Le stime storiche di Agip Nucleare indicano circa mille tonnellate di uranio metallico a Novazza e seimila di ossido a Val Vedello, ma non rispondono agli standard internazionali attuali: occorre rivalutare i dati con nuove campagne. Le istanze per i permessi di ricerca sono state presentate e la valutazione di impatto ambientale è in corso. Sui tempi, Cattaneo non si sbilancia: «Progetti di questo tipo non devono mai trasmettere un senso di urgenza, perché sono di interesse comune». Il contesto, aggiunge il manager, è propizio, grazie alla legge sul nucleare recentemente approvata dal Parlamento italiano. «Il percorso che avevamo avviato in precedenza ha trovato un contesto politico favorevole, a questo punto mancano solo i decreti attuativi, per permettere all’Italia di tornare al nucleare. Essere in linea con gli obiettivi che il governo intende perseguire nei prossimi anni – sottolinea Cattaneo – è confortante». Più vaga la risposta su Pompeo: non una scelta pianificata, ma l’esito di «una rete di relazioni costruita in una carriera che mi ha portato a lavorare in 131 Paesi del mondo».

L’uranio si inserisce in una trasformazione più ampia del gruppo. L’attività storica di Zenith Energy è il gas: sei concessioni operate e tre partecipate, riserve dichiarate per circa 800 milioni di metri cubi, vendite sulla rete Snam e, in Molise, un impianto gas-to-power attivo dal 2014. Con il passare degli anni, il baricentro si è spostato sul solare.

Dopo la nascita di WeSolar nell’aprile 2025, la pipeline ha superato i 200 MWp (Megawatt di picco, unità di misura utilizzata per indicare la potenza massima teorica o nominale), con l’obiettivo di arrivare a 240 entro fine anno; due impianti sono in costruzione e a settembre è stato annunciato l’acquisto di un progetto da 9 MWp in Lombardia. Ma va distinto lo sviluppo dall’installato: molto dipende da permessi e finanziamenti. L’ad si dice fiducioso: il gruppo «è quotato su tre Borse e può quindi raccogliere capitali quando necessario» e anche le banche sembrano disponibili a finanziare. Si aggiunge il biometano, con un impianto allo studio da 3 milioni di metri cubi l’anno: la produzione italiana, sostiene Cattaneo, è inferiore a ciò che il mercato potrebbe assorbire. Un target di mix, però, non c’è: «Un’azienda indipendente come la nostra deve necessariamente seguire gli orientamenti dei governi, le politiche di incentivazione, le disposizioni normative e l’evoluzione dei mercati». Prevarranno le rinnovabili, stima Cattaneo; il peso dell’uranio dipenderà anche dalla classificazione europea del nucleare.

Resta il dossier che più ha segnato la storia recente del gruppo: gli arbitrati legati agli investimenti di Zenith in quattro campi petroliferi in Tunisia, due dei quali sarebbero stati completamente espropriati, mentre negli altri due il governo tunisino si approprierebbe dei ricavi derivanti dalla vendita del petrolio. I procedimenti sono tre, per oltre 700 milioni di dollari complessivi, e per Cattaneo sono stati «un’esperienza psicologicamente molto impegnativa». Il primo, davanti alla Camera di commercio internazionale (Icc), contro la compagnia di Stato Etap, si è chiuso nel dicembre 2024 con un lodo favorevole da 9,7 milioni, interessi compresi, ora da riscuotere. Il secondo, sempre Icc, vale 130 milioni. Il più importante è con l’International Centre for Settlement of Investment Disputes (Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti) di Washington, con richieste per 572 milioni: l’udienza di merito è conclusa e si è nella fase delle memorie finali; per Cattaneo la decisione arriverà nel 2027. «La nostra posizione giuridica è molto solida, come dimostra la prima vittoria», sostiene, convinto che il gruppo sia «stato espropriato».

Più sfumata la risposta su cosa accadrebbe in caso di sconfitta o di mancato pagamento. Nessuna stima di recupero, ma una via d’uscita: «Anziché proseguire all’infinito una battaglia legale, potremmo valutare investimenti più consistenti» proprio in Tunisia, con maggiori garanzie giuridiche. Il Paese resta nel perimetro, ma la geografia del gruppo cambia: «Oggi il nostro panorama di riferimento è costituito dall’Europa e dagli Stati Uniti».

Sul piano dell’opinione pubblica, riflette in conclusione Cattaneo, pesano le bollette: «Molte persone potrebbero cambiare idea sul nucleare, se fossero meglio informate».

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