Ancona – Tra chi sviluppa tecnologie spaziali e chi potrebbe utilizzarle esiste ancora una distanza che non si misura in chilometri. È la distanza tra la ricerca e il mercato, tra la disponibilità di dati sempre più sofisticati e la capacità delle imprese di trasformarli in prodotti, servizi e decisioni. Colmarla significa aprire nuove opportunità per l’industria spaziale e, insieme, mettere a disposizione di altri settori strumenti per affrontare problemi concreti.
L’osservazione della Terra, la connettività e i sistemi satellitari possono contribuire a monitorare infrastrutture, seguire l’evoluzione delle coltivazioni, gestire impianti energetici e organizzare i trasporti. Perché queste possibilità diventino applicazioni occorre però costruire un linguaggio comune: avvicinare le competenze di chi progetta le tecnologie alle esigenze di chi opera nelle filiere produttive.
È da questa domanda che nasce Bex – Beyond Exploration Expo, la manifestazione di Italian Exhibition Group che ha scelto Rimini come luogo di incontro tra l’ecosistema spaziale e le imprese. Una scelta che si inserisce nel percorso già tracciato da Ecomondo e Key, piattaforme dedicate alla transizione ecologica ed energetica. Proprio Ecomondo, alla sua 29esima edizione, si aprirà a Rimini il 3 novembre, per proseguire fino al 6, riunendo imprese, ricerca e innovazione.
La prima edizione di Bex, racconta Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group, ha mostrato una domanda già orientata verso obiettivi precisi: molte aziende sono arrivate con questioni da affrontare e interlocutori individuati in precedenza. Dall’energia all’agrifood, fino alla mobilità e alla logistica, l’interesse si è concentrato sulla possibilità di tradurre le capacità dell’industria spaziale in soluzioni utilizzabili. In questa prospettiva trova spazio anche l’economia del mare, che Astolfi indica tra le priorità strategiche per le prossime edizioni. Porti, armatori e operatori logistici rappresentano una delle filiere con cui Bex intende rafforzare il confronto: un ambito nel quale la domanda di dati, connettività e sicurezza apre nuove possibilità di collaborazione con il settore spaziale.
Quale visione industriale ha guidato la nascita di Bex e perché avete scelto Rimini come luogo d’incontro fra la filiera spaziale e gli altri settori produttivi?
«Bex nasce dall’osservazione del mercato, che ci ha manifestato un forte divario tra chi sviluppa tecnologia spaziale e chi potrebbe usarla per creare valore industriale. Non vogliamo una piattaforma che celebra lo spazio come tema astratto, ma un luogo dove le imprese dell’energia, della sostenibilità, dell’agrifood e della mobilità scoprano che i dati e i sistemi satellitari possono risolvere problemi concreti che affrontano oggi. Rimini è stata la scelta naturale. La città è il baricentro del nostro portafoglio di manifestazioni dedicate alla transizione ecologica ed energetica: penso a Ecomondo e Key. Qui converge già una comunità di decisori e innovatori delle filiere produttive. Rimini ha le infrastrutture, la visibilità internazionale e soprattutto una vocazione consolidata ad accogliere industrie in trasformazione».
Per molte imprese lo spazio resta un ambito distante dalla propria attività. Come può BEX aiutarle a tradurre tecnologie, dati e competenze spaziali in nuovi prodotti, servizi e opportunità di mercato?
«La tecnologia spaziale va considerata uno strumento operativo, più che un tema culturale. Durante l’expo, le imprese hanno incontrato direttamente i protagonisti dell’ecosistema spaziale. Le aziende agritech hanno scoperto come i dati satellitari possano migliorare la resa dei raccolti. Quelle delle energie rinnovabili hanno visto come sia possibile monitorare impianti distribuiti sul territorio. Le imprese portuali e logistiche hanno appurato come la connettività satellitare possa trasformare la loro operatività. La differenza di Bex rispetto a una fiera tradizionale è che lavoriamo sia sugli incontri individuali sia sulla formazione. Sessioni dedicate traducono il linguaggio tecnico dello spazio nel linguaggio delle aziende terrestri».
Dopo questa prima edizione, quali segnali avete raccolto sulla domanda delle imprese e quali filiere si sono dimostrate più pronte ad avviare collaborazioni con l’industria spaziale?
«La risposta è stata positiva, superiore alle nostre aspettative. La domanda c’era ed era ben articolata. Abbiamo riscontrato che molte aziende non sono arrivate con una curiosità generica: si erano preparate e avevano temi e domande da affrontare con interlocutori già selezionati. Questo ha contribuito alla qualità dei tre giorni. Siamo riusciti a intercettare visitatori qualificati, in linea con gli obiettivi della manifestazione, favorendo un incontro efficace tra domanda e offerta industriale. Energia e sostenibilità si sono rivelate le filiere più mature nel riconoscere questo valore: affrontano già sfide legate alla transizione che le tecnologie spaziali possono contribuire a risolvere. L’agrifood ha dimostrato grande interesse, con un’attenzione particolare all’agricoltura di precisione e alla tracciabilità. Ci ha sorpreso positivamente anche il coinvolgimento del settore della mobilità, soprattutto nei progetti dedicati alla logistica e all’ottimizzazione delle rotte. Abbiamo raccolto indicazioni che guideranno la prossima edizione, sia nella scelta dei temi sia nel modo di affrontarli. Esistono molti eventi con presentazioni generiche: non è necessariamente sbagliato, ma il nostro obiettivo non è raccontare un caso di studio fine a sé stesso. Vogliamo rispondere a un’esigenza di mercato, favorendo uno scambio tra industria terrestre e space economy e contribuendo a colmare il divario tra domanda e offerta».
Bex entra nel portafoglio di un gruppo che, con Ecomondo e Key, ha costruito piattaforme internazionali dedicate alla transizione ecologica ed energetica. Quali sinergie intendete sviluppare per accompagnare le applicazioni spaziali dalla ricerca al mercato?
«Ecomondo e Key hanno già creato una comunità di innovatori impegnati nella transizione e continuano a rafforzarla edizione dopo edizione. BEX aggiunge uno strumento che molti di questi attori non avevano ancora a disposizione: una prospettiva globale basata sui dati provenienti dallo spazio. Stiamo lavorando affinché le innovazioni discusse in una piattaforma possano trovare applicazione attraverso le altre. Un’azienda che presenta una soluzione di efficienza energetica a KEY può scoprire a BEX come i dati satellitari permettano di utilizzarla su una scala più ampia. Una startup dell’agrifood presente a Ecomondo può capire come monitorare sostenibilità e tracciabilità attraverso l’osservazione della Terra. Stiamo inoltre coordinando l’offerta formativa, con percorsi che iniziano in una piattaforma e si completano nell’altra».
Shipping, portualità, energia offshore e tutela degli ecosistemi: l’economia del mare esprime esigenze sempre più complesse di dati, connettività e sicurezza. Quale spazio vede per la blue economy nello sviluppo di Bex e nell’incontro fra le due filiere industriali?
«La blue economy è una priorità strategica. Le tecnologie spaziali consentono di raccogliere e utilizzare dati fondamentali per il mare: dal monitoraggio degli ecosistemi alla sicurezza marittima, dalla gestione delle rotte dello shipping a quella dell’energia offshore. È un ambito nel quale la tecnologia spaziale è fondamentale. L’industria portuale italiana ha una forza riconosciuta a livello globale. Disporre di informazioni e analisi ottenute attraverso le tecnologie spaziali può migliorare la resilienza operativa, ridurre i tempi di navetta, aumentare la sicurezza e la sostenibilità: rappresenta un valore aggiunto e un vantaggio competitivo per il sistema Paese. Stiamo lavorando per coinvolgere autorità portuali, armatori e operatori logistici nelle prossime edizioni, attraverso un percorso dedicato. La connessione tra spazio e blue economy sarà una delle colonne portanti di Bex. Vogliamo che il prossimo incontro tra space economy e filiere terrestri ruoti in misura significativa anche attorno al mare. L’Italia ha capacità e competenze per assumere un ruolo di primo piano su questo tema e Bex può essere la piattaforma nella quale contribuire a costruirlo e comunicarlo».