Crociere, l’Italia prepara il nuovo record: 16 milioni di movimentazioni e un miliardo per i porti

La geografia crocieristica italiana continua intanto ad ampliarsi. Nel 2027 Capraia accoglierà i primi approdi, mentre trovano conferma Barletta e le Isole Tremiti, entrate negli itinerari nel 2026. L’espansione interessa così anche destinazioni con volumi contenuti

Due navi da crociera ormeggiate nel porto della Spezia

Ultimo aggiornamento 23 ottobre 2026 - 16:33

Quasi sedici milioni di passeggeri movimentati nel 2027, 6.375 toccate nave e oltre un miliardo di euro di investimenti programmati nei porti nel triennio 2027-2029. La crocieristica italiana si prepara a un nuovo massimo storico e a un ciclo di adeguamento infrastrutturale che coinvolge l’intera filiera dell’accoglienza. L’espansione del mercato porta con sé una domanda di banchine, terminal, servizi energetici e collegamenti: dalla capacità di accompagnarla dipenderanno la competitività degli scali e le opportunità economiche per imprese e territori.

Il quadro emerge dall’Italian Cruise Watch di Risposte Turismo, presentato il 23 ottobre a Livorno durante la tredicesima edizione dell’Italian Cruise Day, organizzata in partnership con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale e Porto di Livorno 2000. Per il prossimo anno il rapporto prevede 15,995 milioni di passeggeri movimentati, il 4% in più rispetto alle stime di chiusura del 2026, e un aumento del 5% degli accosti. Le movimentazioni comprendono transiti, imbarchi e sbarchi e misurano quindi l’attività degli scali, anziché il numero di singoli viaggiatori. Il confronto con il periodo precedente alla pandemia restituisce la dimensione della crescita. Dai 12,27 milioni di movimentazioni del 2019 si arriverebbe a quasi 16 milioni nel 2027, circa il 30% in più. Nello stesso intervallo le toccate nave passerebbero da 4.931 a 6.375, con un incremento di circa il 29%. Il mercato aveva già superato i livelli del 2019 nel 2023, raggiungendo 13,8 milioni di movimentazioni, per poi salire a 14,23 milioni nel 2024, 14,74 milioni nel 2025 e 15,4 milioni stimati per il 2026.

Le proiezioni per il 2027 raccolgono le previsioni di oltre cinquanta porti, rappresentativi del 92% dei passeggeri movimentati e degli approdi nazionali. La metodologia considera anche variabili che possono modificare il risultato finale, tra cui i cambi di itinerario durante la stagione e l’occupazione media attesa delle navi.

 

Civitavecchia consolida il primo posto nazionale con 3,8 milioni di passeggeri previsti, il 2,7% in più rispetto al 2026, e 990 accosti. Napoli raggiungerebbe 1,95 milioni di movimentazioni, con un incremento dell’11,4%, mentre Genova si manterrebbe intorno a 1,6 milioni, su valori sostanzialmente stabili. Palermo supererebbe quota 1,2 milioni, segnando un aumento del 19,8%, accompagnato da una crescita degli approdi del 32,8%. La Spezia completerebbe le prime cinque posizioni con 845mila passeggeri, il 12,6% in più. Alle loro spalle, Savona è attesa a 840mila movimentazioni, Livorno a 820mila e Messina a 818mila. Secondo Risposte Turismo, nove scali potrebbero raggiungere il proprio massimo storico: oltre a Civitavecchia, Napoli, Palermo, La Spezia e Messina, figurano Salerno, con 530mila passeggeri, Catania con circa 375mila, Portofino con 105mila e Alghero con 40mila. Tra le progressioni più consistenti emergono quelle di Salerno, in crescita del 31,7%, Catania, del 29,6%, e Alghero, del 67%.

Il dato nazionale comprende tuttavia andamenti differenti. Bari e Venezia resterebbero rispettivamente a 525mila e 500mila movimentazioni, mentre Trieste scenderebbe a 415mila, l’1,2% in meno, e Ravenna a 367mila, in flessione del 5,9%. Anche nelle isole il quadro è articolato: agli aumenti di Palermo, Catania e Olbia, quest’ultima attesa a 200mila passeggeri con una crescita del 18,3%, si contrappone la diminuzione prevista per Cagliari, a circa 487mila movimentazioni, il 21,6% in meno. Taranto raggiungerebbe circa 123mila passeggeri, in aumento del 14,8%, mentre Brindisi e Ancona resterebbero stabili, rispettivamente a 104mila e 85mila.

Nel confronto tra macroaree, le isole registrerebbero comunque l’incremento più marcato, pari al 7,9%, seguite dal Centro-Sud Tirreno con il 7,2%. L’area adriatico-ionica potrebbe invece chiudere il 2027 con una lieve flessione, dello 0,7%. A livello regionale, il Lazio conserverebbe il primato con oltre 3,8 milioni di movimentazioni, davanti alla Liguria, intorno a 3,4 milioni, e alla Campania, oltre 2,5 milioni e in crescita del 15,7%.

La geografia crocieristica italiana continua intanto ad ampliarsi. Nel 2027 Capraia accoglierà i primi approdi, mentre trovano conferma Barletta e le Isole Tremiti, entrate negli itinerari nel 2026. L’espansione interessa così anche destinazioni con volumi contenuti, inserite in un’offerta sempre più diversificata per dimensioni delle navi, caratteristiche del viaggio e combinazioni di scali. È su questa crescita che si innesta la partita industriale dei prossimi anni. Trenta porti hanno indicato nell’indagine di Risposte Turismo investimenti pianificati per complessivi 1,052 miliardi di euro nel triennio 2027-2029. Il programma riguarda le condizioni materiali necessarie ad accogliere il traffico: accessibilità nautica, disponibilità di ormeggi, gestione dei passeggeri e servizi alle navi. Sono risorse programmate, la cui traduzione in capacità operativa dipenderà dalla realizzazione degli interventi.

La voce principale riguarda le infrastrutture a supporto della crocieristica, con 339,7 milioni di euro, pari al 32,3% del totale: costruzione e ampliamento di banchine, opere per gli ormeggi, viabilità, illuminazione e segnaletica. Al gas naturale liquefatto e alla fornitura di energia elettrica alle navi da terra sono destinati 219,5 milioni, il 20,9% delle risorse. L’adeguamento energetico si colloca quindi tra i maggiori capitoli di investimento della portualità crocieristica nazionale. Per i nuovi terminal sono programmati 214,3 milioni, ai quali si aggiungono 54,65 milioni per la riqualificazione delle strutture esistenti: complessivamente quasi 269 milioni destinati all’accoglienza dei passeggeri. Dragaggi ed escavazione dei fondali assorbono altri 205,85 milioni.

Quasi metà delle risorse, 500 milioni di euro, si concentra nell’area adriatico-ionica. Seguono le isole con 321,3 milioni, il Nord Tirreno con 177,9 milioni e il Centro-Sud Tirreno con 53,2 milioni. La distribuzione degli investimenti segue una geografia diversa da quella della crescita attesa dei traffici nel 2027 e delinea un rafforzamento dell’offerta portuale su un orizzonte pluriennale. Nel calendario riportato dal rapporto figurano otto nuovi terminal, quattro dei quali sostituiranno strutture esistenti. Le aperture previste interessano Ravenna, Bari, Messina, Taranto e Brindisi nel 2027, Venezia-Marghera Canale Nord e Ancona nel 2028, La Spezia nel 2029. Per questo specifico gruppo di interventi l’Italian Cruise Watch indica investimenti per 165 milioni di euro. «Ai porti, però, non basterà solo attirare le navi», osserva Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo. La capacità di accompagnare l’espansione del mercato dipenderà dall’adeguatezza di infrastrutture e servizi e dall’organizzazione delle destinazioni. Nella sua analisi, una parte fondamentale della sfida riguarda i territori, chiamati a gestire gli arrivi, garantire la qualità dell’esperienza e cogliere le potenziali ricadute economiche. Il rapporto tra porto e città assume così un peso crescente nell’economia del comparto. La trasformazione dei flussi in attività per il territorio passa dall’offerta turistica, dai collegamenti, dal commercio e dai servizi, attraverso il coordinamento tra autorità portuali, terminalisti, compagnie, agenti marittimi, amministrazioni e imprese dell’accoglienza.

 

Per Roberto Petri, presidente di Assoporti, la priorità è governare la crescita, trasformandola in lavoro e opportunità per le imprese attraverso investimenti in infrastrutture, sostenibilità e innovazione. Nikos Mertzanidis, executive director di CLIA Europe, richiama una responsabilità condivisa verso ospiti, operatori economici e residenti. L’adeguamento dell’offerta delle destinazioni deve accompagnare anche l’evoluzione del prodotto, che comprende navi di dimensioni ridotte, crociere tematiche e itinerari diversi da quelli tradizionali. Sul piano industriale resta aperto il tema delle condizioni necessarie a realizzare gli interventi. Tomaso Cognolato, presidente di Assiterminal, indica nelle partnership pubblico-private uno strumento per proseguire l’adeguamento delle banchine e delle strutture di accoglienza dopo il PNRR. A questo affianca l’esigenza di una maggiore uniformità dei regimi concessori e di un aggiornamento degli strumenti e degli obblighi di sicurezza, anche guardando ai modelli aeroportuali.

Il prossimo confronto nazionale è fissato per il 2027 a Genova, dove l’Italian Cruise Day tornerà a quindici anni dalla precedente edizione ospitata dalla città. Nel frattempo, il settore dovrà misurarsi con la crescita già prevista per il prossimo anno e con un calendario di opere che si estende fino al 2029. Il passaggio decisivo sarà rendere disponibili le infrastrutture nei tempi programmati e coordinare l’accoglienza a terra: da questa capacità dipenderà quanto del nuovo record di traffico potrà tradursi in valore per l’economia italiana.

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