L’India vuole riformare le ferrovie per conquistare i container e sostenere l’export

Più attività concesse ai privati, meno obblighi da rispettare e treni di lunghezza ridotta: tutte le misure che vuole introdurre l'operatore nazionale. L’obiettivo di Nuova Delhi è trasformare la rete ferroviaria in uno dei pilastri della competitività industriale del Paese, attirando più traffico containerizzato, riducendo la dipendenza dal camion e sfruttando appieno i grandi corridoi merci costruiti negli ultimi anni

Binari alla stazione di Calcutta in una foto d'archivio

Ultimo aggiornamento 26 ottobre 2026 - 20:48

Le Ferrovie indiane si preparano a una revisione delle regole che governano il traffico container nel Paese.

Nonostante gli investimenti ferroviari realizzati dal governo indiano, una quota significativa delle merci containerizzate continua a viaggiare su strada. Il trasporto con camion offre maggiore flessibilità e, in molti casi, tempi e costi che risultano competitivi rispetto alla ferrovia. Questo limita il potenziale della rete merci e penalizza la capacità del Paese di contenere i costi logistici delle esportazioni.

Meno obblighi

Per affrontare la questione, il ministero delle Ferrovie sta lavorando su più fronti contemporaneamente. Una delle novità riguarda la semplificazione dei controlli sul peso dei container destinati all’export. L’intenzione è ridurre gli obblighi di pesatura sistematica dei treni merci, sostituendoli in molti casi con la documentazione Verified Gross Mass già utilizzata nel trasporto marittimo internazionale. L’obiettivo è eliminare procedure considerate ridondanti e velocizzare il trasferimento dei carichi tra terminal interni e porti.

Rivoluzione logistica

Un’altra innovazione riguarda l’introduzione dei cosiddetti mini-rakes, ossia convogli containerizzati più corti rispetto agli standard tradizionali. Questo consentirebbe di servire con maggiore efficienza aree industriali e terminal che oggi non generano abbastanza traffico da riempire i lunghi treni merci convenzionali. In pratica, la ferrovia punta a intercettare volumi finora destinati al trasporto stradale perché troppo piccoli o frammentati per risultare economicamente sostenibili.

Parallelamente, Indian Railways sta valutando un ulteriore rafforzamento dell’organizzazione logistica basata sul modello hub-and-spoke. I container provenienti da diverse aree produttive verrebbero concentrati in nodi di raccolta per poi essere instradati verso i principali porti o corridoi logistici nazionali. Si tratta di un modello già ampiamente utilizzato nel trasporto marittimo e aereo, che permetterebbe di aumentare la densità dei traffici ferroviari mantenendo economie di scala anche su percorsi molto lunghi.

L’apertura ai privati

La riforma comprende inoltre una possibile apertura più ampia ai privati. Tra le ipotesi allo studio vi sono nuove forme di partenariato per la manutenzione dei carri merci e una revisione del sistema di licenze per gli operatori ferroviari containerizzati. Da questo punto di vista, il progetto rientra in un programma più ampio di liberalizzazione portato avanti dall’India e noto informalmente come “Reform Express”, con l’obiettivo di semplificare l’accesso al mercato e favorire nuovi investimenti privati nel settore logistico.

Particolarmente rilevante è la prospettiva di una licenza unica valida sull’intero territorio nazionale per gli operatori di treni container. Una misura di questo tipo ridurrebbe gli adempimenti burocratici e consentirebbe alle imprese di sviluppare servizi su scala nazionale con maggiore facilità.

Il governo di Nuova Delhi ha investito enormi risorse nella realizzazione dei Dedicated Freight Corridors, le grandi linee ferroviarie dedicate al traffico merci che collegano aree industriali, interporti e porti marittimi. La sfida, ora, è riempirle di traffico, in un tentativo di aumentare l’utilizzo di un’infrastruttura già esistente e di abbassare il costo logistico complessivo dell’economia indiana.

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