Air cargo, Goas chiede 126.000 euro ai soci: “Non possiamo più aspettare senza un orizzonte”

Goas ricorda di aver portato avanti da sola, per anni, un progetto nato nel 2019 su iniziativa di Spediporto e condiviso a parole con Aeroporto e istituzioni

Un aereo cargo al Colombo

Ultimo aggiornamento 5 novembre 2026 - 12:26

«Goas non può più permettersi di aspettare senza avere un orizzonte definito». Con queste parole il Consorzio che gestisce il cargo all’aeroporto Cristoforo Colombo ha scritto ai propri soci, fissando al 16 novembre la scadenza per un versamento di 6.000 euro a testa, pari a 126.000 euro complessivi. L’obiettivo è azzerare il residuo negativo di quasi 112.000 euro e affrontare il 2027 con i conti più solidi, mentre continua a mancare una risposta ufficiale sulla strategia dello scalo e sul ruolo che il cargo dovrà avere.

La lettera firmata dal presidente Andrea Giachero, datata 4 novembre, arriva dopo mesi di solleciti. La perdita 2025 è di 314.268 euro; sommata alle precedenti porta il totale a 561.596 euro. Le coperture esistenti lasciano ancora un buco. Senza nuovi apporti, avverte il Consorzio, si andrebbe verso la riduzione del capitale per perdite, con effetti diretti sugli assetti societari. La richiesta, precisa Giachero, «viene formulata indipendentemente dalla risposta che attendiamo dai soci di Aeroporto e dagli sviluppi della procedura di gara» per un partner industriale, attesa entro fine anno.

Goas ricorda di aver portato avanti da sola, per anni, un progetto nato nel 2019 su iniziativa di Spediporto e condiviso a parole con Aeroporto e istituzioni. Quasi due milioni di euro investiti in infrastrutture, avviamento e ripristino di magazzini consegnati in condizioni fatiscenti. Celle frigorifere non funzionanti e a rischio crollo, box veterinario abbandonato sul piazzale, certificato antincendio non adeguato, cargo loader indisponibile per quasi due anni con danni stimati oltre 100.000 euro: criticità ancora aperte, tutte a carico del Consorzio.

Nel frattempo il Consorzio è riuscito a ottenere risultati concreti. Tra questi, l’allotment su Miami con Ita Airways: un accordo con cui il vettore riserva a Goas una quota fissa di stiva su una determinata rotta (in questo caso verso gli Stati Uniti), garantendo capacità di carico a condizioni predefinite. Quell’intesa ha permesso di mantenere operativo l’ultimo collegamento gommato di Ita su Genova proprio quando la compagnia stava valutando di chiuderlo. A ottobre 2025 è arrivato anche il servizio gommato Lufthansa su Fiumicino, che consente di inoltrare le merci verso Francoforte e Vienna. Contatti avanzati proseguono con Vietjet e con il Governo di Hainan, che ha inviato una lettera di ringraziamento dopo la visita della delegazione a Genova.

«Il futuro di Goas non può essere disgiunto dal futuro dell’Aeroporto di Genova», scrive Giachero. E aggiunge: «Sarebbe davvero un peccato disperdere il patrimonio di relazioni, competenze, lavoro e risorse economiche che tutti noi abbiamo costruito». Un’analisi allegata mostra quanto il contributo di Goas abbia pesato sui bilanci 2024-2025 di Aeroporto: personale distaccato, corrispettivi, radiogenatura, formazione. Nel 2025, senza quell’apporto, lo scalo avrebbe chiuso in perdita ante imposte.

Al tavolo dei soci di Aeroporto Goas pone tre condizioni minime: un piano di rientro triennale sugli oneri 2024-2025, la sospensione o rimodulazione degli oneri correnti fino a sostenibilità verificata, e il rientro di almeno due delle quattro risorse distaccate. Due scenari sul tavolo. Il primo: revisione delle condizioni economiche, piano commerciale congiunto e ingresso di un partner industriale. Il secondo, definito «ultima e non desiderata alternativa»: riduzione o cessazione dell’attività cargo e riconversione delle aree. «Non stiamo chiedendo di continuare un percorso senza prospettive. Stiamo chiedendo di preservare il lavoro fatto e di concedere al Consorzio il tempo e le condizioni necessarie per arrivare in tempi brevissimi a una risposta definitiva». È il momento, conclude la lettera, «di fare squadra, con realismo ma senza perdere la fiducia nel progetto».

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