Seul ha annunciato l’invio di un velivolo da pattugliamento marittimo e di una squadra di sminamento nei pressi dello Stretto di Hormuz. La missione militare avrà l’obiettivo di contribuire alla libera circolazione della via marittima strategica. In passato la Corea del Sud si era espressa contro lo spiegamento delle proprie forze armate nella regione, non volendo prendere parte al confronto condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Tuttavia, il Paese asiatico intende tutelare i propri scambi commerciali marittimi e l’approvvigionamento energetico.
La conferma alle notizie secondo cui Seul estenderà l’area operativa dell’unità antipirateria “Cheonghae” della propria Marina – attualmente impegnata nella protezione delle navi commerciali nel Golfo di Aden, al largo della Somalia – fino alle acque vicine allo Stretto di Hormuz è arrivata dal ministero della Difesa. Secondo l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, il dispositivo includerà un cacciatorpediniere, un velivolo da pattugliamento marittimo P-8, una squadra di sminamento, droni di superficie e robot sottomarini a controllo remoto. Yonhap precisa inoltre che l’impiego dell’unità Cheonghae, attualmente autorizzato fino alla fine dell’anno, richiede l’approvazione del Parlamento.
“Il rafforzamento della missione dell’unità Cheonghae mira a proteggere i nostri cittadini e i nostri interessi economici”, ha dichiarato ai giornalisti un funzionario del ministero della Difesa sottolineando che si tratta di un’operazione di natura strettamente non combattente, condotta in modo indipendente da qualsiasi forza alleata. “Le operazioni rimarranno limitate alle acque internazionali a sud dell’Oman e, durante le sue missioni, al velivolo da pattugliamento marittimo sarà vietato prendere di mira o sorvegliare il territorio iraniano, le acque territoriali dell’Iran o l’interno dello Stretto di Hormuz”, ha aggiunto.
A settembre il presidente sudcoreano Lee Jae-myung aveva ribadito che Seul non schiererà truppe in modo tale da poter portare a un intervento militare, nonostante l’appello rivolto dagli Stati Uniti ai propri alleati affinché contribuiscano all’offensiva contro l’Iran. “Finora abbiamo rispettato il principio di non coinvolgimento e di non intervento nella guerra – aveva dichiarato – e continueremo a rispettarlo anche in futuro”. Sempre a settembre, Teheran aveva messo in guardia la Corea del Sud contro qualsiasi dispiegamento di questo tipo, dopo che Seul aveva fatto sapere di stare valutando un contributo alla messa in sicurezza dello stretto.