Il clima di Genova fa bene a Abb. Il ferroviario traina la crescita

Il manager Mannucci: "Negli ultimi 3 anni assunti quaranta giovani under 30". L’automazione è il cuore del sito, ma dà soddisfazioni anche il settore marine

Michele Mannucci, Filippo Massariello e Alessandro De Santis

Ultimo aggiornamento 24 settembre 2026 - 20:52

Come si fa a crescere del 26 per cento in tre anni, in un settore industriale, a Genova, nel 2026? Dal primo al settimo piano del sito genovese di Abb Italia, tra sale controllo, officine e uffici di progettazione, la risposta sta in una sola parola: elettrificazione. Progettato dallo Studio Canepa Associati e realizzato da Coopsette, l’edificio di via Albareto 35, sede genovese di Abb Italia, ospita 375 lavoratori, in crescita di 26 punti percentuali negli ultimi tre anni. A livello globale il gruppo vanta oltre 140 anni di storia, più di 110.000 dipendenti e un fatturato di 33,2 miliardi di dollari. In Italia il fatturato è pari a 3,2 miliardi di euro, con 5.400 dipendenti e oltre 3.500 brevetti depositati.

La sede di Abb a Sestri Ponente

 

Numeri che raccontano la salute di un polo industriale erede della storica Elsag, iconica azienda attiva nell’automazione fin dagli anni Sessanta, confluita in Abb tra la fine degli anni Novanta e il Duemila. Da allora, il sito – uno degli otto stabilimenti italiani del gruppo, il cui quartier generale resta a Sesto San Giovanni – si è ampliato progressivamente per acquisizioni successive, aggregando negli anni le attività ferroviarie e marine oggi trasferite nel medesimo grattacielo. Tre competenze distinte – automazione, ferroviario e marine – che condividono un filo comune: elettrificazione e cybersecurity.

«Negli ultimi tre anni siamo cresciuti molto e continuiamo ad assumere, ingegneri ma anche periti per le officine. Il venticinque per cento dei nostri manager sono donne, un risultato che rivendichiamo, anche se non lo consideriamo un punto di arrivo». Michele Mannucci è il Local Division Manager di Abb Energy Industries Italia, la divisione più numerosa del sito, con 170 persone su 375. È l’anima storica dello stabilimento, quella che produce sistemi di controllo per impianti industriali e per la power generation. Altrettanto storica, ultra decennale, la partnership commerciale tra Abb e Ansaldo Energia, che tecnologicamente lega a doppio filo i due grandi costruttori genovesi. Ai 170 addetti dell’Energy vanno sommate una sessantina di persone della ricerca e sviluppo, centro d’eccellenza del gruppo, divisione indipendente con sede al secondo piano: lavorano al servizio dell’automazione, ma le loro soluzioni sono utilizzate sia in ambito industriale sia marine, e anche da divisioni Abb non presenti a Genova.

L’officina dove si producono e testano i sistemi per il ferroviario

 

Mentre sulla collina degli Erzelli, tra Sestri e Cornigliano, a pochi chilometri da via Albareto 35, ci sono multinazionali avvitate in spirali di crisi senza fine e licenziamenti collettivi, Abb, il gigante tecnologico globale nell’elettrificazione e dell’automazione, a Genova cresce in modo lento ma costante da anni.

«In questo momento abbiamo quindici posizioni aperte sul sito, tra project manager, qualità e sales, addetti alla cybersecurity e specialisti in commissioning», conferma Mannucci. L’azienda punta sui giovani, con un canale privilegiato verso l’Università: «Negli ultimi tre anni abbiamo assunto quaranta giovani under 30, generalmente dopo un periodo di stage» propedeutico all’assunzione, mentre il legame con l’ateneo si rafforza anche attraverso il premio di laurea “GB Ferrari”, intitolato allo stimatissimo ex leader della sede genovese prematuramente scomparso. Il profilo più richiesto resta quello ingegneristico – «elettrica, elettronica, gestionale, informatica per la parte di ricerca e sviluppo, ma anche meccanica» – ma il sito assume anche diplomati degli istituti tecnici, soprattutto per la parte produttiva della trazione.

Tre lavoratori del marine

 

Se l’automazione è il cuore storico del sito, il business ferroviario è quello con le prospettive più dinamiche. Guidate da Filippo Massariello, Responsabile Business Ausiliari di Abb Traction, le attività genovesi sono centro di eccellenza mondiale per i convertitori ausiliari e i carica batterie montati sui treni. «Sono quegli apparati che permettono la conversione dell’energia elettrica dalla catenaria a tutte le utenze di bordo: l’aria condizionata, il caricabatterie, le luci, le porte, tutti i sistemi di emergenza», spiega Massariello. Apparecchiature che pesano «tra i dieci chilogrammi e la tonnellata», installate sul tetto dei vagoni o sotto il treno, che rendono il primo piano della sede genovese riferimento mondiale del gruppo per questo segmento, al quale si affianca uno stabilimento negli Stati Uniti. Tra i clienti, i grandi costruttori come Hitachi, Alstom, la spagnola Caf e la stessa Trenitalia.

La scommessa più grande riguarda le batterie di trazione, segmento su cui Abb è già un big a livello globale: «Sulle batterie per il ferroviario siamo leader di mercato, siamo quelli con la base installata più grande», afferma Massariello. Le batterie, assemblate in tre stabilimenti tra Germania, Svizzera e Polonia, nascono per garantire il massimo livello di sicurezza. L’obiettivo è ridurre progressivamente il diesel, ancora molto diffuso sulla rete italiana: «Si sta andando verso l’utilizzo delle batterie a bordo treno», senza dover costruire nuove infrastrutture, che sono «impattanti e molto costose».

Il Collaborative Operations Center

 

L’esempio più concreto arriva dallo Stretto di Messina, dove da due anni alcune locomotive di Trenitalia viaggiano a batteria nel tratto privo di catenaria che porta al traghetto. Fino a un paio di anni fa, spiega Massariello, attraversare lo Stretto significava fermarsi a Villa San Giovanni, cambiare locomotiva – passando al diesel per il tratto fino all’imbarco – e ripetere l’operazione all’arrivo. «Con il nuovo sistema, la stessa locomotiva si stacca dalla catenaria, va a batteria, sale sul traghetto e va dall’altra parte», riducendo le emissioni ed evitando così i cambi che fanno perdere «quasi un’ora e mezza» a ogni attraversamento. «Le prime dieci locomotive sono già in servizio, ne stiamo realizzando altre».

La terza gamba del sito è quella marine, guidata da Alessandro De Santis, Service Area Manager Europe Marine & Ports. Anche qui la crescita è evidente: dalle 35 persone durante il Covid alle attuali 50, per un’attività che applica ai porti e alle navi le stesse competenze di automazione sviluppate per l’industria. A Genova ha sede anche la Marine Academy di Abb, che forma in media un centinaio di marittimi all’anno «soprattutto sulla sicurezza elettrica», spiega De Santis, perché «anche nel mercato marine ci si muove sempre più verso l’elettrificazione, sia delle navi sia delle banchine», e il personale di bordo va formato per «operare in sicurezza con tecnologie spesso diverse da quelle a cui è abituato». Il corso dura in media una settimana ed è ancora ospitato al Molo Giano del porto di Genova, in attesa di trasferirsi nella sede Abb di via Albareto, tra qualche mese.

Il fiore all’occhiello tecnologico del marine è l’Azipod, il sistema di propulsione elettrica montato sulle grandi navi da crociera di Msc e Carnival, «particolarmente efficiente» secondo De Santis, che può essere integrato con batterie di bordo per creare storage elettrico aggiuntivo, come nel caso di due traghetti storici sul Lago Maggiore e sul Lago di Garda, recentemente convertiti a propulsione ibrida.

Il tema più attuale resta la cosiddetta shore connection: la possibilità, per le navi in porto, di spegnere i motori diesel collegandosi alla rete elettrica di banchina, mantenendo attivi climatizzazione, luci e servizi di bordo. Su questo fronte l’Italia sconta ritardi significativi. «A Genova e Savona siamo ancora un po’ indietro, rispetto a scali come Tolone, ma è un problema che riguarda tutta l’Italia, non solo il nostro porto – ammette De Santis -. Sono davvero pochi i porti dove il sistema funziona in modo pienamente operativo; in qualche caso si riesce a collegare una nave solo occasionalmente». Il nodo, osserva il manager, è duplice: da un lato la tariffa elettrica, con gli armatori che chiedono un costo dell’energia da rete non superiore a quello del diesel; dall’altro la tenuta della rete stessa, perché quando più navi si collegano in contemporanea «è facile arrivare a 30, 40 megawatt» di richiesta, un carico «enorme per l’infrastruttura elettrica portuale».

Tre business diversi animano Abb, ma la direzione di marcia è unica, lega automazione industriale, mobilità ferroviaria e trasporto marittimo attorno a un obiettivo comune: sostituire, dove possibile, i combustibili fossili con l’elettricità, spesso immagazzinata a bordo in batterie sempre più performanti.

Uscendo dal grattacielo si nota la pianta, di geometria rettangolare, costituita da uno zoccolo più ampio a terra, che ospita produzione e test del ferroviario. Da questo ai piani superiori emerge una lama più stretta destinata alle attività di ricerca e sviluppo, al marine, all’automazione, quindi il Demo Center e il Collaborative Operation Center.

Il Collaborative Operation Center è un centro di eccellenza – unico a livello nazionale e Sud Europa – attraverso il quale Abb Italia realizza il monitoraggio 7/24 degli ottanta impianti energy e oil & gas e dei 150 sistemi di emissione (più 16 in Uk) che il costruttore deve tenere sotto controllo costante.

Quello di Genova è uno dei 14 centri globali di monitoraggio infrastrutture critiche e servizi digitali del gruppo: sette sono in Europa, oltre a Sestri gli altri sono a Västerås in Svezia, a Oslo in Norvegia, a Mannheim in Germania, a Helsinki in Finlandia, a Dattwil in Svizzera e a Dalfsten nei Paesi Bassi.

Attraverso Abb, insomma, la Liguria riesce ancora a essere protagonista dello sviluppo tecnologico mondiale nei settori dei trasporti e dell’automazione industriale. Una dimensione internazionale che non impedisce alla multinazionale di coltivare iniziative locali, volte alla creazione di opportunità per i più fragili. È il caso della collaborazione con Proges, cooperativa sociale che promuove i processi di inserimento lavorativo e reinserimento sociale delle persone svantaggiate, fornendo servizi di pulizie industriali, logistici e ristorazione.

«La cooperativa nasce nel 1995 e negli anni si è consolidata, da cinque persone a libro matricola fino ad arrivare al coinvolgimento di 85 tra soci e dipendenti che lavorano nei diversi settori», raccontano i manager, sottolineando che per il gruppo «è importante anche partecipare attivamente alla vita del territorio in cui gli stabilimenti operano».