Firmata la Convenzione di Accra: in tutto il mondo un documento unico per il trasporto intermodale

Un unico titolo elettronico valido per navi, treni e aerei rivoluziona il commercio internazionale superando i limiti della vecchia polizza marittima cartacea. Per la Cina l'obiettivo è rendere più scorrevole la Nuova Via della Seta (Bri)

Il terminal di Mostyska, al confine tra Polonia e Ucraina

Ultimo aggiornamento 27 ottobre 2026 - 16:16

Il Bill of lading marittimo (polizza di carico negoziabile: il certificato che attribuisce la proprietà della merce al portatore) diventa un documento utilizzabile anche per il trasporto intermodale. Una svolta di portata storica da parte delle Nazioni Unite promette di ridisegnare i confini del commercio internazionale e di mandare definitivamente in soffitta la burocrazia cartacea che rallenta le spedizioni transfrontaliere.

Ad Accra, in Ghana, sotto l’egida dell’Uncitral, la Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale, ventisei Paesi pionieri tra cui la Cina hanno siglato la Convenzione sui Documenti di Carico Negoziabili.

Il trattato colma un vuoto normativo strutturale, estendendo la facoltà di trasferire la proprietà legale delle merci in viaggio a tutte le modalità di trasporto terrestre e aereo, fino ad oggi esclusiva del settore marittimo attraverso la tradizionale polizza di carico.

Il nuovo quadro normativo introduce per la prima volta un titolo elettronico negoziabile e universale che accompagnerà i container dal porto di partenza fino all’interporto finale, a prescindere dal fatto che viaggino su navi, treni, aerei o camion.

Per comprendere la portata di questo accordo occorre considerare l’impatto diretto sulle tre figure chiave della filiera logistica globale: gli esportatori, gli spedizionieri e gli importatori. Per gli esportatori, la Convenzione rappresenta una straordinaria accelerazione dei flussi finanziari. Nel modello tradizionale, chi vende beni all’estero deve attendere che i documenti cartacei arrivino fisicamente a destinazione per sbloccare i pagamenti bancari o le lettere di credito. Con la digitalizzazione dei titoli negoziabili, la transazione finanziaria può avvenire in tempo reale mentre la merce è ancora in viaggio, migliorando drasticamente la liquidità aziendale.

Gli spedizionieri e gli operatori logistici, che gestiscono materialmente la complessità dei trasporti multimodali, vedranno crollare i tempi e i costi legati alla gestione burocratica. E infatti la Fiata, federazione internazionale dei freight forwarder, ha spinto e collaborato per l’elaborazione di questo testo. Non sarà più necessario frammentare il viaggio in decine di lettere di vettura differenti per ogni singolo cambio di mezzo. Un unico documento informatico sicuro seguirà l’intera catena logistica integrata, azzerando il rischio di smarrimento dei fogli di via e riducendo al minimo le soste forzate nei nodi di scambio o nei terminal doganali.

Gli importatori, infine, beneficeranno di una flessibilità commerciale senza precedenti. Potendo disporre di un titolo digitale negoziabile che attesta la proprietà dei beni anche su tratte ferroviarie o aeree, gli acquirenti avranno la possibilità di rivendere la merce a terzi mercati o a nuovi clienti durante il transito stesso, ottimizzando le scorte e rispondendo con estrema reattività alle fluttuazioni della domanda. Inoltre, l’eliminazione delle anomalie documentali eviterà le pesanti penali dovute ai ritardi nello sdoganamento.

La Convenzione di Accra, che ora attende le prime dieci ratifiche nazionali per entrare ufficialmente in vigore, apre di fatto una nuova era per la supply chain globale, in cui la velocità delle merci sarà finalmente allineata alla rapidità dei dati.

I primi Paesi firmatari

I 26 Paesi che hanno firmato per primi la Convenzione di Accra (nota anche come Ncd Convention) durante la cerimonia ufficiale del 26 ottobre 2026 sono stati:
1. Ghana (il Paese ospitante, nonché il primo in assoluto a siglare l’accordo)
2. Cina (il Paese promotore originario del testo)
3. Arabia Saudita
4. Burkina Faso
5. Cabo Verde
6. Comore
7. Costa d’Avorio
8. Congo-Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo)
9. Cuba
10. Dominica
11. Gibuti
12. Guinea
13. Guinea-Bissau
14. Gabon
15. Gambia
16. Mauritania
17. Nicaragua
18. Nigeria
19. Pakistan
20. Repubblica Dominicana
21. Ruanda
22. Arabia Saudita
23. Sierra Leone
24. Sudan del Sud
25. Tanzania
26. Togo e Venezuela

La composizione di questa lista iniziale non è casuale e risponde a tre dinamiche politiche ed economiche ben precise.

La paternità diplomatica della Cina

Il testo della Convenzione è stato originariamente proposto, redatto e fortemente voluto da Pechino in ambito UNCITRAL. Per la Cina era una priorità geopolitica e commerciale firmare immediatamente, sia per consolidare la propria leadership nella definizione delle regole del commercio globale, sia per integrare questo standard digitale con le reti logistiche terrestri e marittime della sua Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta).

La centralità dell’Africa subsahariana

Il fatto che la cerimonia si sia tenuta ad Accra, in Ghana, ha dato una fortissima spinta di “orgoglio regionale”. Molti dei Paesi firmatari sono nazioni africane che stanno investendo massicciamente sull’abbattimento delle barriere doganali interne (attraverso la AfCFTA, l’area di libero scambio continentale). Per Paesi dell’entroterra come il Burkina Faso o il Ruanda, poter digitalizzare i documenti di trasporto multimodale lungo i corridoi terrestri è una priorità vitale per ridurre i costi storicamente altissimi della loro logistica.

L’allineamento dei sistemi giuridici

Molti dei primi firmatari appartengono ad aree in cui i passaggi burocratici per l’approvazione dei trattati internazionali sono più snelli o fortemente centralizzati a livello governativo. A differenza dei Paesi dell’Unione europea o degli Stati Uniti — che devono affrontare lunghi e complessi processi di coordinamento sovranazionale, consultazioni pubbliche con i settori industriali ed esami di compatibilità con ordinamenti giuridici preesistenti molto stratificati — questi 26 governi avevano già concluso l’iter di autorizzazione interna e possedevano i pieni poteri politici per firmare il giorno dell’inaugurazione.

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