I rumors intorno a Ferretti, dai manager che lasciano l’azienda ai conflitti tra gli azionisti al timore che la produzione si sposti in Cina, spingono l’ad Stassi Anastassov a mettere un punto: 10 domande e 10 risposte, in una lettera alla sua prima linea di manager e un richiamo a “non cercare scuse” in una seconda lettera a tutti i dipendenti.
“Non esiste alcun piano per trasferire in Cina la produzione degli yacht Ferretti” è un punto fermo. “Design italiano, artigianalità italiana, produzione italiana” e ricorda il recente investimento su Ancona dove i cantieri hanno ottenuto l’autorizzazione per ampliare la capacità di costruire superyacht da 90 fino a 100 metri, con maggiore capacità produttiva e più opportunità per i fornitori italiani.
Sulla partita Tisg, in cui Ferretti non è entrata, ricorda che “ogni acquisizione deve avere senso: strategia, marchi, prezzo, rischi, ritorno economico e persone. Dire no a un’operazione non significa dire no all’Italia”. Altrettanto esplicita è la risposta su chi comanda: “Il cda governa; il management gestisce nell’interesse della società e di tutti gli azionisti” ovvero Weichai che detiene circa il 39,5%, Kkcg circa il 23,2% e le minoranze. “Le dispute tra azionisti non detteranno la nostra strategia” chiarisce, “io rispondo al Consiglio, non a un singolo azionista. E nella mia testa ho tre capi: i nostri clienti. le nostre persone. il nostro business” risponde Anastassov.
L’uscita dei manager, già quattro (Niccolò Pallesi, Matteo Cecada, Enrico Sgarbi, Margherita Sacerdoti), è legata a “diversi cambiamenti e la soppressione di alcune posizioni, parte di un piano preciso”. Anastassov sta ridisegnando l’organizzazione interna: “Stiamo eliminando livelli, semplificando le decisioni e dando più autonomia alle persone”. Sembra che abbia trovato un’azienda ‘ingessata’ perchè ancora una volta ribadisce “troppi livelli gerarchici, troppe autorizzazioni, troppe buone idee rimaste ferme” mentre servono “decisioni più rapide. Esecuzione migliore”. “Stiamo rafforzando Vendite, Marketing e After Sales, soprattutto negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Asia; stiamo migliorando Acquisti, Finanza, sistemi e controlli interni” sottolinea.
Infine sui profit warning: “Abbiamo delle sfide. Non le ho mai nascoste” e ricorda che “le Americhe e il Medio Oriente continuano a presentarci sfide importanti. La nostra divisione Super Yacht non ha ancora acquisito nuovi ordini quest’anno. Non dobbiamo cercare scuse”. “Dobbiamo migliorare la redditività, innovare più velocemente, aumentare la qualità e rispondere meglio ai nostri armatori. E i primi segnali incoraggianti ci sono: ordini nel terzo trimestre: +6,6% e ricavi +13,6% ma nei primi nove mesi, gli ordini restano in calo del 13,8%. Quindi niente festeggiamenti prematuri ma il terzo trimestre dimostra cosa possiamo fare. Ora dobbiamo dimostrarlo con continuità, trimestre dopo trimestre”.
“Non possiamo controllare la geopolitica, l’incertezza economica o il momento in cui un armatore decide di acquistare – scrive in una seconda lettera indirizzata più genericamente a tutti i dipendenti – ma possiamo controllare la nostra qualità, l’innovazione, i costi, la capacità di realizzare ciò che promettiamo e l’esperienza che offriamo a ogni armatore. Non vi chiedo semplicemente di lavorare di più. Vi chiedo di pensare più in grande, metterci più passione e assumervi le vostre responsabilità. Voglio meno scuse, meno procedure inutili e meno barriere tra i reparti. Dobbiamo ottenere risultati oggi, costruendo al tempo stesso un’azienda che sarà più forte nel 2027, ancora più forte nel 2028 e migliore nel 2029″.